🛡️ Come Carlo IV liberò Lucca dal giogo pisano
di Giovanni Toraldo

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L’8 Aprile 1369 è la data in cui il popolo di Lucca viene liberato dall’oppressione pisana grazie a Carlo IV, e ancora oggi tale evento viene celebrato con la Festa della Libertà.

Qui di seguito il testo originale dell’atto con cui Carlo IV dichiara l’indipendenza di Lucca da Pisa:

In Nomine della Sancta et Indivisibile Trinità, Amen

Sua Gratia Carlo Quarto, con il favore della Divina Clemenza, Imperatore dei romani et Re della Boemia, a perpetua memoria.

L’Orso insidiante et il leone nascosto, quella comunità pisana pericolosa et infedele, ingrata dei grandi benefici ricevuti dalla liberale generosità dei divini cesari nostri predecessori et della nostra Maestà, segue ciecamente un capo cieco, infido, incostante e di animo malevolo per un percorso ambiguo et oscuro et sotto la di lui guida scivola nella fossa di un estremo desiderio de vendetta. Infatti questo disgraziato popolo, arricchito dai benefici imperiali, reso più potente e sicuro da un periodo di pace, alzò il calcagno della ribellione et, con malvagia temerietà di un animo perfido, osò sollevarsi contro la Maestà nostra. Infatti, nel tempo in cui la Maestà nostra aveva ricevuto da Roma, per volontà Divina, il potere imperiale et veniva da questo popolo come parte del Sacro Romano Impero, il popolo pisano, per l’antica malvagità et per l’animosità di un capo infame, si adoperò a tradimento con insidie et calumnie per distruggere il potere nostro.

Lo stesso folle popolo, con insidie et inganni, rifiutando la nostra autorità di Imperatore impose a Lucca un altro Governo et espulse violentemente una parte dei ciptadini rimasti fedeli all’Impero, ne trucidò altri, bruciò le loro case, li spoliò delli loro beni, ridesse in captività alcuni di loro con le loro familie et li costrinse a soffrire in esilio. Ed essendo tutto questo così noto da non poter essere celato, affinché un popolo così ingrato non possa in alcun modo vantarsi della malvagità di una ingratitudine così grande et essere in questo di esempio, ma sia costretto a dolersene soffrendo li meritati castighi, dopo aver ponderato la cosa, sostenuto dal parere dei nostri Principi, Conti, Baroni e Nobili, nel pieno del nostro Potere Imperiale,

Decidiamo, Decretiamo et Dichiariamo

Che lo popolo de Pisa, Antziani, Rettori et Governatori dello stesso, eredi, successori et lo discendenza, rei del crimine di lesa maestà Siano per sempre privati Della dominazione et dello possesso della ciptade de Luccha, delle rocche, fortificazioni, ciptade, campi, corti, territori, homini et sudditi.

Che lo popolo del Luccha fedele all’autorità Imperiale, la cui fedeltà, costanza, virtù operosa abbiamo da tempo sperimentato, Antziani, Rettori, Comune della nostra ciptade de Luccha, la ciptade stessa, le rocche, le corti, i distretti, li homini et li sudditi,

Sieno Liberati Da ogni potere, dominazione et sottomissione ai detti infami ribelli. Perché d’ora in poi Impetratori, Re et Sacro Romano Impero sieno considerati com il potere vero, legittimo, giusto et naturale et debbano essere respectati.

Non sia lecito a nessu homo cancellare questa nostra delibera, sotto pena della perdita di tutti i privilegi, i diritti, le libertà et i benefici che hanno da Noi et dalli nostri predecessori ricevuto et con la pena di mille marchi d’oro purissimo.

Ordine del Serenissimo Principe et Signore Carlo Quarto, invicto Imperatore dei Romani et glorioso Re della Boemia.

Promulgato nella ciptade de Luccha, l’anno 1369, die otto d’aprile, l’anno vigesimo terzo del regno, decimo quinto dell’Impero.

Carlo Quarto Invicto Imperatore dei Romani

interno cattedrale san martino