🦅 Replica alle accuse del WWF Alta Toscana sulla falconeria illegale a Lucca Medievale
di Giovanni Toraldo
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Ripubblichiamo e commentiamo una nota pubblicata su Lucca In Diretta dal WWF Alta Toscana.

“Vogliamo rappresentare - si legge in una nota del Wwf - che la falconeria è una pratica assolutamente diseducativa e inopportuna, che in taluni casi si è scoperta in collegamento con il bracconaggio e con la cattura di pulli di specie rare di rapaci dai nidi. La netta opposizione delle associazioni ambientaliste è supportata da una serie di accertamenti degli organi di polizia che hanno messo in relazione la falconeria con il mondo illegale del bracconaggio, come dimostrato recentemente dagli accertamenti dei carabinieri forestali del Soarda (Sezione operativa antibracconaggio e reati in danno agli animali)”. “A questo si aggiunga - prosegue la nota - che nessun tipo di caccia o di manifestazione che vede l’uso imbarazzante di animali vivi può essere considerata un’attività sana e alla quale conferire riconoscimento. La cultura di oggi è conoscenza, rispetto e consapevolezza che gli animali selvatici abbiano bisogno del proprio habitat, nel quale soltanto possono esprimersi in modo pieno. Ci sono mille ragioni culturali, ambientali, didattiche perché la falconeria sia letta in tutto il suo anacronismo e abbandonata. Per questo - spiegano dal Wwf - chiediamo di annullare, nell’ambito della manifestazione, l’esibizione di falconeria. Nessun uso di animali negli spettacoli, nessuna forma di caccia con il falco, nessuna pratica che privi gli animali selvatici della libertà possono essere considerati un’attività culturale. Ad ogni buon conto sarà data notizia dell’iniziativa ai carabinieri forestali, per gli opportuni accertamenti sulla regolarità della detenzione dei rapaci”.

La replica

Il fatto che alcuni soggetti si prodighino in attività illegali e immorali, non giustifica assolutamente la volontà di bloccare chi le pratica nel pieno rispetto delle attuali normative.

Le attività di falconeria proposte in Lucca Medievale sono portate avanti da associazioni culturali no-profit che non possono permettersi il rischio di ignorare le leggi: i rapaci non provengono da attività illecite e sono tutti provvisti della documentazione che ne comprova la provenienza da allevamenti certificati.

Respingiamo al mittente queste accuse basate sull’ignoranza totale della realtà, al pari dei terrapiattisti e dei no-vax.