🛡️ Origini storiche della Festa della Libertà
di Giovanni Toraldo
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Con la morte del grande condottiero Castruccio Castracani nel 1328, si chiuse l’epoca di massima estensione del territorio della Respublica Lucensis e si aprì un periodo che mise davvero a dura prova tutti gli abitanti della città e del contado lucchese.

Il dominio della città passò di mano in mano, svenduto come mero oggetto di scambio, arrivando fin nelle mani della tanto odiata Pisa (“Vituperio delle genti”), affamandola con le tasse e costringendola al coprifuoco (di qui il detto “Gnamo a letto, arivino i pisani!”).

Ma come spesso la storia ci insegna, dopo un periodo molto buio, la luce torna a brillare.

Anno Domini 1369, il giorno 8 aprile il popolo lucchese ritrovò la sua perduta indipendenza grazie alla discesa in Italia dell’imperatore del Sacro Romano Impero - Carlo IV di Boemia - che liberò Lucca dal giogo pisano dopo oltre 40 anni senza un governo che non avesse spremuto il popolo fino all’ultima goccia.

Il nuovo libero governo della città decise come primo atto che quel giorno dovesse essere ricordato nei secoli a venire, ogni prima Domenica in Albis (dopo Pasqua, per evitare sovrapposizioni con la ricorrenza religiosa) con una solenne cerimonia nel Duomo di San Martino.

Il secondo atto del nuovo governo fu quello di istituire una nuova organizzazione del territorio che facesse gli interessi dei cittadini: nacquero così i Terzieri di San Paolino, San Martino e San Salvatore. A capo di ogni terziere era posto un Gonfaloniere, la cui nomina viene officiata al termine della celebrazione religiosa.

Da quel giorno la parola Libertas venne impressa sullo stemma bianco-rosso di Lucca, e lì rimase fino all’ultimo giorno della Serenissima Repubblica Lucense, con l’arrivo a Lucca dei cannoni di Napoleone Bonaparte nel 1799.

Ancora oggi la Festa della Libertà viene celebrata come festa della città, con una giornata all’insegna della rievocazione storica a cui partecipano i principali gruppi cittadini. La mattina diversi cortei affollano il centro storico e convogliano verso Piazza San Martino per la celebrazione religiosa. Al termine della stessa, il corteo riparte e si ferma nelle piazze principali per esibizioni di tamburi e sbandieratori. Nel pomeriggio invece prevale l’aspetto ludico-sportivo, con le competizioni di tiro con la balestra a cui prendono parte numerose compagnie provenienti da tutta Italia.

Purtroppo, nota dolente in chiusura, molti lucchesi hanno dimenticato l’origine di questa tradizione, che spesso viene anche confusa con la nazionale Festa della Liberazione che ricorre ogni anno il 25 Aprile.

Articolo originariamente pubblicato su welcome2lucca

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